Uncategorized ncortellino | 23 Jan 2007
Cristo del Rogate
LAÂ STATUAÂ DELÂ CRISTOÂ DELÂ ROGATE
Nella cripta del tempio della Rogazione Evangelica e di S. Antonio – Basilica Minore Ove si venera il corpo incorrotto di S. Annibale M. Di Francia Padri Rogazionisti - MessinaÂ
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La scena evangelica Â
“Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il Vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità . Vedendo le turbe ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore, allora disse ai suoi discepoli: La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate [in latino: Rogate] dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!†(Mt. 9,35-38).Â
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Questa scena evangelica la troviamo riprodotta in una artistica tempera, eseguita dal Prof. Rosario Spagnoli, nella semicalotta che copre l’abside del Tempio della Rogazione Evangelica, in Messina.  Tempio e tempera li ha voluti Sant’Annibale M. Di Francia, a cui lo Spirito aveva consegnato il comando del Signore Gesù: “Rogateâ€, per diffonderlo nella Chiesa e istituzionalizzarlo nelle Congregazioni religiose dei Rogazionisti e delle Figlie del Divino Zelo.Â
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Caratteristiche tecniche della statua:Â
Soggetto: il “Cristo del Rogateâ€.
Realizzata: dalla Ditta  “Rigione Statue Sacre†di Napoli. L’artista esegue la statua prelevando il Cristo dal disegno del Prof.  Rosario Spagnoli,
Tecnica: fusione in vetroresina.    Â
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Lettura:
La statua, alta m.1,70, presenta una eccezionale potenza di sintesi carismatica e ricchezza di simbolismo.Â
Il Cristo poggia i piedi sul globo terrestre, a destra e a sinistra del quale due fasci di spighe robuste, sono rivolte verso l’alto e con forza e decisione si aggrappano angosciosamente imploranti alle vesti di Gesù, unico salvatore del mondo.Â
Il color terra delle spighe denuncia lo stato di abbandono e della miseria che affligge e tormenta questa messe, che rappresenta le “folle stanche e sfinite come pecore senza pastore†(cf. Mt.9,36).
La loro massa voluminosa supera il volume del globo terrestre sul quale sono addossate: evidente e assurda esagerazione che simbolizza la straziante realtà della grande moltitudine [messis quidem multa], delle genti del nostro pianeta, che navigano nelle vecchie e nuove povertà e attendono la salvezza per mezzo dei “buoni operaiâ€.Â
Il corpo leggero e snello di Gesù dà l’impressione dell’immateriale, dell’assenza di peso e lascia intravedere lo slancio di tutto il suo essere. Il candore sfumato della veste e il rosso splendido del mantello dai bordi dorati, senza altri ornamenti, evidenziano i colori della trascendenza e della dignità divina.Â
Il volto, pieno di maestà celeste e di sofferenza ieratica, lascia letteralmente sconvolti; i lineamenti, che sembrano oscillare ad alta frequenza, manifestano i sentimenti di commozione e di compassione ineffabile: dimensione essenziale dell’agape divina, che riempie il cuore del Cristo alla vista delle folle di tutti i secoli, abbandonate come gregge senza pastore.Â
Gli occhi, colore celeste pallido, perforano i cieli, vibrano immersi nella profondità insondabile ed inaccessibile dell’infinito, raggiungono il Padre celeste, depositano nel suo cuore le immagini dei volti supplichevoli e disperati delle “folle abbandonate†della scena evangelica.Â
A questo punto, vediamo la bocca di Gesù che si apre nel momento e nell’atteggiamento in cui, con confidente amore e assoluta certezza di essere esaudito [cf. Gv.11,41-42], pronunzia la parola “Abbà â€: Padre, manda operai nella tua messe.Â
Si, perché il “Cristo del Rogate†viene dopo il “Cristo della Rogazioneâ€. Gesù, infatti, il primo insegnamento lo dà a noi con l’esempio e poi anche con la parola.  “Ad animarci allo spirito di questa preghiera basta guardare l’esempio di Nostro Signore, della SS. Vergine e dei Santi. Di Gesù Cristo è detto che ‘coepit facere et docere’ (cf.At.1,1); se Egli dunque comandava agli apostoli ed ai discepoli di impetrare con le preghiere gli evangelici operai, vuol dire che Egli stesso pregava per così santo scopo. Difatti, prima di chiamare i santi apostoli, pregò tutta la notte, sopra un monte, come ci riferisce il Vangelo (Lc.6,12)†[P. Annibale, AR.694].  Inoltre, proprio nel momento in cui prega: “Abbà , manda…â€, il Padre celeste affida al Figlio la parola “Rogateâ€; Cristo dice a noi soltanto le parole udite dal Padre (cf.(Gv.8,26). Â
Quel comando, che è comandamento della fecondità vocazionale,  lo troviamo scritto a caratteri d’oro sul nastro color bianco, che si stende con movimento ondulato sulla base del globo e raggiunge gli steli delle spighe: “Rogate ergo Dominum messis ut mittat operarios in messem suamâ€. Â
Altri elementi significativi li troviamo nelle mani del Cristo.
La sinistra converge aperta verso i raggruppamenti delle spighe, cioè sui poveri di tutto il mondo, qualunque sia il titolo della povertà : tutti, infatti, sono oggetto dell’amore, della tenerezza e della compassione del Signore. Â
Con la destra Gesù benedice idealmente i “buoni operai†dal cuore compassionevole, che il Padrone della messe manda per le preghiere di S. Annibale e di tutti coloro che obbediscono al comando del Signore: <Rogate>; “Comando di un’importanza suprema, anzi rimedio infallibile per la salvezza della Chiesa e della società †(P. Annibale, AP.115). Â
Chi ha visto la statua del “Cristo del Rogate†non potrà mai dimenticare quel volto orante “cum lacrymis et clamore validoâ€; quel volto dal quale si sprigiona un potente e accorato appello: “Pregate!  come IO prego… ut mittat.â€.Â
Messina,o1.04.2007Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â P. Gaetano Ciranni rcjÂ
