Buona festa!! June 1, 2007
Posted by Fr. Leonardo in : Uncategorized , trackbackCarissimi confratelli e lettori,
ricomincio questo blog nel giorno in cui festeggiamo il dies natalis e la memoria liturgica del nostro Padre Annibale. Dico ri-comincio perchè effettivamente avevo un blog che trattava dei celesti rogazionisti, ma con il passaggio al sistema wordpress è andato tutto perduto nei link ufficiali e si deve ricercare per vie traverse (http://rcj.org/blog/blog/36 - ma oramai è abbandonato)!
Quanto sto per scrivere non venga inteso come una banale polemica, ma come una presa di coscienza di un tema che ha bisogno di essere ripreso all’interno della nostra famiglia religiosa: l’abito religioso.
La riflessione è nata proprio questa mattina, mentre la comunità dello studentato e quella della curia generalizia celebravano solennemente le lodi nella stessa cappella della curia. Celebrante e serizio liturgico escluso, solo tre persone portavano l’abito religioso (la talare nera) e meno persone di quante sono le dita di una mano indosavano una camicia con colletto. Si prenda come battuta, ma sembrava una comunità di sciusciati (termine altamurano per indicare persone trasandate nella cura dell’abbigliamento). Secondo voi che conoscete meglio di me la figura del Fondatore, cosa avrebbe detto lui stesso dinanzi a tale visione?
Vengo criticato percè la domenica sono in oratorio con la talare, e quindi corro sempre incontro al rischio di sporcarla e strapparla; ma Padre Annibale, se non ricordo male, era perennemente in talare nel quartiere Avignone, e i suoi biografi ci raccontano con un leggero tono di disgusto le condizioni dell’abito al momento in cui doveva essere lavato!
Sono cambiati i tempi…questo è vero, ma l’andare avanti non è sempre progredire! Sentiamo cosa ne pensa a proposito la Congregazione per il Clero, che in data 31 gennaio 1994 ha emanato il Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri, il quale, al n° 66, così recita:
In una società secolarizzata e tendenzialmente materialista, dove anche i segni esterni delle realtà sacre e soprannaturali tendono a scomparire, è particolarmente sentita la necessità che il presbitero - uomo di Dio, dispensatore dei suoi misteri - sia riconoscibile agli occhi della comunità , anche per l’abito che porta, come segno inequivocabile della sua dedizione e della sua identità di detentore di un ministero pubblico. Il presbitero dev’essere riconoscibile anzitutto per il suo comportamento, ma anche per il suo vestire in modo da rendere immediatamente percepibile ad ogni fedele, anzi ad ogni uomo, la sua identità e la sua appartenenza a Dio e alla Chiesa.
Per questa ragione, il chierico deve portare “un abito ecclesiastico decoroso, secondo le norme emanate dalla Conferenza episcopale e secondo le legittime consuetudini localiâ€. Ciò significa che tale abito, quando non è quello talare, deve essere diverso dalla maniera di vestire dei laici, e conforme alla dignità e alla sacralità del ministero. La foggia e il colore debbono essere stabiliti dalla Conferenza dei Vescovi, sempre in armonia con le disposizioni del diritto universale.
Per la loro incoerenza con lo spirito di tale disciplina, le prassi contrarie non si possono considerare legittime consuetudini e devono essere rimosse dalla competente autorità .
Fatte salve situazioni del tutto eccezionali, il non uso dell’abito ecclesiastico da parte del chierico può manifestare un debole senso della propria identità di pastore interamente dedicato al servizio della Chiesa.
E per non interpretare male quanto citato, Il 22 ottobre del 1994, il Pontificio Consiglio per l’Interpretazione dei Testi Legislativi, ha emanata una precisazione circa il valore vincolante del n° 66, nella quale, fra l’altro, si afferma che:
7. In ossequio al prescritto del can. 32, queste disposizioni dell’art. 66 del “Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri †obbligano tutti quelli che sono tenuti alla norma universale del can. 284, vale a dire i Vescovi e i presbiteri, non invece i diaconi permanenti (cfr. can. 288).
Abito, Presbitero, Chierico….tutte parole che indacano realtà in atto. Ma non andiamo troppo lontano, e vediamo cosa vuole da noi il Codice di diritto Canonico:
669 § 1. I religiosi portino l’abito dell’istituto, fatto a norma del diritto proprio, quale segno della loro consacrazione e testimonianza di povertà .
§ 2. I religiosi chierici di un istituto che non ha abito proprio adotteranno l’abito clericale a norma del can. 284.
284 I chierici portino un abito ecclesiastico decoroso secondo le norme emanate dalla Conferenza Episcopale e secondo le legittime consuetudini locali.
E avviciniamoci ancora di più per vedere cosa dicono le nostre Norme:
Art. 79 L’abito dei Rogazionisti è quello del clero diocesano, secondo le norme emanate dalle Conferenze Episcopali e secondo le consuetudini locali.
Vengono chiamati in causa dei soggetti che debbono compiere una azione, quella di portare l’abito….tutto qui! Ora, mi chiedo, un Padre o un chierico che insossano una bella camicia a collo alto, o una maglietta leggera leggera, magari accompagnata anche da un paio di pantofole o ciabatte, con quale coraggio si presenta in cappella?? Siamo al limite della dissacrazione, a mio avviso, dove si perde di vista il luogo in cui si entra perche lo si inserisce all’interno di un contesto più grande, la Casa. Non so se qualcuno di voi ricorda di aver avuto una famiglia prima di essere entrato nella Congregazione, ma ci sono elementi da cui continuare ad imparare. Quando un componente della famiglia è a casa, non c’è nulla di male se indossa un paio di pantaloncini o se cammina con le ciabatte o se studia in cannottiera o se guarda la televisione spaparanzato su un divano. Ma la domenica tutto cambia: vengono tirati fuori gli abiti più belli, quelli della festa; le scapre più luccicanti, quelle della festa; il profumo più soave, quello della festa; e ci si dirige in Chiesa, a far festa perchè è il giorno del Signore. Una qualsiasi famiglia riesce a concepire l’ambiente Chiesa come luogo della festa e quindi si prepara nel modo migliore per prendervi parte e noi, che siamo gli amici più intimi del festeggiato, ci presentiamo come sciusciati. Mi dispiace, ma non lo concepisco. Siamo chiamati a seguire Gesù più da vicino (non lo dico io, ma Vita Consecrata) in modo che gli altri guardando noi riescano a guardare Gesù, e noi cosa facciamo?…non diamo nemmeno il segno esterno, la possibilità visibile e chiara di testimoniare una vita posta al servizio di Cristo.
Quante cose vorrei scrivere, ma già ho tolto molto tempo allo studio e sto per cominciare gli esami. Comunque aggiungo un ultima cosa a riguardo degli studenti.
Art. 79 I Religiosi studenti e i Fratelli possono indossare un decoroso abito civile con il distintivo rogazionista.
Si, proprio così è scritto nelle nostre norme, almeno sino a quando non verranno riformulate! Da notare una cosa: mentre la prima parte dell’articolo (che ho ctato precedentemente) parla di adattarsi alle norme emanate dalla Conferenza Episcopale e secondo le legittime consuetudini locali, la seconda è valida per tutti, senza esclusione. E’ certo che gli studenti, dei quali faccio parte, sentono molto l’appartenenza alla famiglia religiosa che li ha accolti e che hanno scelto, e quindi ci tengono a testimoniarla negli ambienti che frequentano solitamente (come le università o le parrocchie in cui esercitano un pò di apostolato). Però non per tutti è così.
Serva questo articolo a richiamare, non con tono di superiorità o presunzione, ma con pura fraternità e condivisione. L’argomento è però da approfondire, per ora vi rimando a questo articolo http://www.unavox.it/Giornale/122g.htm.
Fatemi sapere cosa ne pensate….buona giornata del Padre!
Comments
Non potevo lasciare a chiunque questo primo commento, quindi me ne approprio per qualche chiarificazione!
1. Nonostante il tono polemico, come già detto, la mia non è una polemica.
2. Le battutte o le affermazioni un pò forti sono solo rafforzativi, non serbano nessun rancore personale verso qualcuno.
3. Non ho approfonndito l’argomento, ci sono tantissime altre cose da aggiungere, ma l’ho scritto di getto, senza averlo premeditato.
4. Non ho riletto quanto ho scritto, quindi perdonatemi gli arrori grammaticali.
5. Sarei contento se potesse essere letto anche dai confrateli non italiani, ma non ho le copetenze per tradurlo in inglese, francese, spagnolo e portoghese….scusatemi.
non so se sono stato il primo a fare il commento…
direi che sei stato coraggioso… e hai detto la verità . dobbiamo essere chiari nelle cose nostre. io sono d’accordo con te al 100%. Domenica é Domenica! é il giorno del Signore! E’ giorno di festa. Continua a dare degli scossi a tutti quelli che dormono… anch’io mi hai svegliato… perbacco!